giovedì 4 dicembre 2014

Perché ritengo la modifica dell'articolo 18 una buona cosa.

Non è vero, penso sia una cosa ottima. Perché? Perché una riforma deve perseguire un obiettivo, che nella fattispecie è l'aumento e il mantenimento dell'occupazione, e non un principio che nei fatti risulta controproducente e al tirar delle somme nega quello stesso principio.

Mi spiego meglio. L'articolo 18 impediva il licenziamento all'azienda in crisi economica. Nel persistere di tale crisi l'azienda è stata costretta a chiudere i battenti e mettere in cassa integrazione (a spese dello Stato) i dipendenti, tutti i dipendenti. Con la nuova formula l'azienda che fosse in una perdurante crisi economica potrebbe licenziare parte dei suoi dipendenti. Prendiamo in esame un ipotetica azienda con 60 dipendenti. Invece di essere costretta a chiudere e licenziare tutti, potrebbe licenziare la metà dei dipendenti (indennizzando a spese proprie in base all'anzianità di servizio) mantenendo in vita l'azienda che col passare del tempo e in caso di superamento della crisi potrebbe arrivare ad impiegare anche più dei precedenti 60 dipendenti.

Guardiamo la questione dalla prospettiva dell'imprenditore, italiano o non, che vuole fare impresa in Italia. Voi aprireste i battenti dove in caso di periodo economico negativo lo Stato vi costringerebbe di fatto a fallire? Io no e neanche voi. Vi invito a guardare la cosa da quest'ottica perché è l'imprenditore che può e vuole investire a creare lavoro.

martedì 18 novembre 2014

Tor Sapienza Capitale

Tor Sapienza non è una periferia. Assolutamente no. Non nello scenario sociale italiano. C'è un centro di accoglienza che riceve in larga parte richiedenti asilo politico e minorenni che è stato assaltato in seguito al presunto tentato stupro di una ragazza da parte di un uomo con accento dell'Est Europa. Nel centro ci sono  persone provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente. Chi l'ha assaltato lo sapeva benissimo.

Cosa rimane quindi della vicenda? Razzismo. Sia quello autentico che quello di riflesso. Per razzismo di riflesso intendo quello suscitato da notizie false, propaganda dell'odio. L'esempio più lampante è la storiella dei trenta/quaranta euro al giorno destinati agli immigrati che sbracano sulle nostre coste. Cosa assolutamente falsa ma, come tutte le leggende metropolitane, rapida a diffondersi e durissima a morire. In un momento come questo di ridimensionamento economico per molte persone può succedere quello che è avvenuto a Tor Sapienza. Spiriti deboli e facili da plagiare hanno la materializzazione del nemico di fronte casa e i professionisti dell'odio xenofobo fanno il resto.

La cosa che più mi ha colpito, documentata dalla trasmissione televisiva Gazebo, sono state tre signore, casalinghe, quelle classificabili come "Laggente". Dichiarano straziate che si aggredisce il centro per richiamare l'attenzione dei media in favore dei rifugiati perché vivono in condizioni pessime. Sembrerebbero parole da dolci nonnine ma le telecamere della trasmissione documentano che all'interno la gestione della struttura è ottimale. 

Quelle tre "nonnine" incarnano tutta l'ambiguità de "Laggente di merda", sempre pronta a protestare per togliere diritti agli altri, che ci ha portato ad avere un certo tipo di governanti e a ritrovarci nella condizione economica e sociale in cui siamo. Di persone così siamo circondati. Sarebbe potuto succedere altrove, indistintamente a Nord, Sud o Centro. A Tor Sapienza si è solo verificata la congiunzione di elementi per dare sfogo alla banalità del male. Roma caput mundi e Tor Sapienza Capitale della cattiveria. 

So perfettamente che non bisogna generalizzare. Non tutti a Tor Sapienza sono così. Non tutti gli italiani sono così. Ma ne siamo circondati. Ovunque. Casapound e Forza Nuova non mi hanno mai fatto veramente paura. Le tre "nonnine" (e chi è come loro) mi inquietano.



sabato 15 novembre 2014

Pensierino sulla mia generazione.

La mia generazione è quella dei nati negli anni Ottanta. Non credo sia migliore o peggiore della precedente ma ovviamente ha i suoi pregi e difetti. Forse più difetti. Un pregio è sicuramente quello di, nel quadro complessivo, mantenere la calma, scambiata da qualcuno per arrendevolezza e mollezza. Non si fa fagocitare troppo però si fa distrarre da temi secondari. E' la generazione che nonostante una scolarizzazione di molto superiore ha molta meno indipendenza economica di qualunque l'abbia preceduta per sostentarsi in base alle esigenze del proprio tempo. Tutto questo senza averne colpe particolari ma ricevuto in "dono" dalla miopia sociale della generazione dei genitori. E mi riferisco più alle persone comuni che ai politici. Nonostante tutto non si arrende, tiene duro, va all'estero, crede nella democrazia. Un difetto pericoloso è quello di assimilare i vizi sociali della generazione precedente. E' pericoloso perché ogni generazione di vizi sociali dovrebbe avere i propri. C'è da aggiungere che ha a disposizione internet e la gran parte dei giovani d'oggi la usa per informarsi male e su piattaforme unilaterali. Un orribile spreco.

Ha internet e i social network ma nei fatti non comunica. Quando lo fa è più per affermare il concetto "ci sono anch'io" che non per esprimere una visione. Questo anche perché non ha mai ritenuto opportuno sviluppare filosofie proprie a cui ispirarsi. Ha ceduto all'utilitarismo (quanto profetico fu Pasolini). Qualcuno sta giocando a farle perdere quella relativa calma che riesce a mantenere. Qualcosa (molto di più) deve essere modificata in questo Paese. Dovrà essere per forza di cose un processo rapido e molto brusco. Stiano attenti quelli che vogliono trasferire il processo dal confronto verbale a quello fisico perché i vulcani più distruttivi non sono quelli costantemente in attività ma quelli quiescenti. Non ne verrebbe fuori nulla di buono perché tra l'altro si muove in ordine sparso e sarebbe un tutti contro tutti.

sabato 11 ottobre 2014

il dualismo politica-magistratura

Il dualismo politica-magistratura, a tratti bilioso, continua ad essere presente nel dibattito nazionale. Quello che io vedo da privato cittadino sono i commenti strumentali della magistratura sulle scelte politiche e analogamente quelli della politica sulle sentenze della magistratura. La presenza di Berlusconi a Palazzo Chigi e il fortissimo consenso elettorale di cui godeva ha reso impossibile per quindici anni affrontare le tematiche della giustizia in modo oggettivo sia per la politica, sia per la magistratura e anche per l'opinione pubblica.

Non si può non iniziare un ragionamento a tal proposito senza analizzare, almeno brevemente, le vicende giudiziarie del'ex Cav. Si è sempre posto come un perseguitato e ciò era falso. Ha avuto però gioco facile a causa del personalismo e della voglia di riflettori di alcuni magistrati sparsi per lo stivale, vedi inchieste a Trani e Napoli. Berlusconi ha sempre accusato e accusa la politicizzazione delle sentenze (giuste) di condanna che ha ricevuto. Anche se nel frattempo Forza Italia era il partito con più magistrati negli scranni parlamentari.

Poi venne il Rubygate dove in primo grado fu (giustamente) assolto per il reato induzione alla prostituzione minorile e (giustamente) condannato per concussione. In appello invece è stato assolto anche per la (palese) concussione. Berlusconi ha esultato e dichiarato ai sette venti che finalmente nell'odiatissimo Tribunale di Milano era stata fatta giustizia. A me invece è venuto il dubbio, quasi certezza, che fosse un'assoluzione politicizzata per fare uno sgarbo al governo Renzi che aveva approvato due settimane prima la responsabilità civile a carico dei magistrati. Come disse il divo Belzebù Andreotti, a pensar male si fa peccato ma spesso si ci azzecca.

La magistratura, squallidamente attaccata da personaggi pessimi, deve rendersi conto che ci sono aspetti che a sua volta la rendono una casta ingiustamente privilegiata. Oltre ai giorni di ferie, dimezzati dal governo Renzi a cui i magistrati hanno fatto seguire un atteggiamento berlusconiano, c'è anche il tema del pensionamento. Il magistrato che abbandona la toga, per fare un esempio a 45 anni, percepisce la pensione maturata da quel momento. Nei fatti è un vitalizio e ciò di certo non è un elemento di giustizia sociale.

Se la magistratura avrà il buonsenso di riconoscere le proprie anomalie potrà efficacemente fronteggiare gli attacchi dei pessimi personaggi e riappropriarsi del rispetto che le si dovrebbe convenire e che deve però meritarsi pienamente.

martedì 7 ottobre 2014

La riforma del mercato del lavoro è discussa in modo balordo.

La riforma del mercato del lavoro ribattezzata Jobs Act è la madre di tutte le riforme. Questioni di merito a parte c'è una cosa che mi rattristisce, mi inquieta, ed è il modo in cui i vari soggetti politici e sindacali ne discutono.

Partiamo dal'ala cuperlian-bersaniana del PD. Nella direzione di partito hanno attaccato il premier-segretario sulla necessità di mantenere il reintegro per i licenziamenti di natura discriminatoria. Cosa che non è neppure mai stata proposta da Renzi e dal suo governo. Detto questo credo siano inutili altre analisi.

Passiamo a Civati. Definisce una deriva a destra il provvedimento, dipingendola al limite del criminale. Renzi pone la fiducia al Senato e il nostro affezionatissimo scrive a Giorgio Napolitano. Perché essere dissidenti e prendersene la responsabilità con i dovuti atti parlamentari non è cosa per tutti. Di certo non per Civati e i suoi. Stare sul carro renziano è comodo per tutti.

Arriviamo a Renzi. Meno guascone del solito ed era ora. Allo scrivente l'impianto del Jobs Act piace e quindi anche l'azione di governo nel caso specifico. Ma Renzi deve sempre aggiungere qualcosa di suo in salsa populista e stavolta ha tirato fuori il Tfr in busta paga. L'idea ha avuto il successo che si meritava: quasi zero. Preparare l'annuncio shock senza consultarsi con i propri consiglieri economici denota una smania di consenso che è, anche se pur sempre decisivo in politica, al limite del narcisismo.

Prima di passare ai sindacati facciamo un giro per le opposizioni. A parte che Renzi è sempre e comunque brutto e cattivo, di controproposte non se ne sentono. Regna il nulla.

Cisl e Uil fanno politica sindacale obiettando nel merito delle cose. Assolvono alla loro funzione per dirla in breve. Stessa cosa si può dire di Landini e della Fiom a prescindere dalla condivisione o meno del loro pensiero.
La Cgil invece vuol fare politica. La cosa è resa evidente dalla data scelta per la manifestazione di sigla. Il 25 ottobre, lo stesso giorno in cui Renzi ha fissato la sua consueta Leopolda. Il fatto che l'articolo 18 non è mai stato applicabile per i dipendenti della stessa Cgil, come Renzi ha ricordato, la dice lunga su molte cose. La Cgil, o meglio i suoi vertici, non assolvono alla loro funzione.

Ah dimenticavo! c'è un altro attore e si chiama Berlusconi. Se ne sta zitto nell'angolo perché sa che quella riforma che si sta proponendo adesso doveva, doveva e poteva, farla lui nel suo secondo governo. E' furbo e se ne sta nell'angolo per non ricordare a tutti che l'uomo della presunta rivoluzione liberale, cioè lui, quando nel 2002 i sindacati guidati dalla Cgil portarono tre milioni di lavoratori in piazza si comportò come il più bolscevico dei leader.

E' questo il modo balordo in cui discutono il provvedimento che è la condizione base necessaria per il rilancio dell'economia italiana. Condizione base, non soluzione.
Per uscire dalla crisi economica e soprattutto da quella occupazionale c'è bisogno di investimenti, italiani o esteri che siano, e l'arrivo di questi passa da una riforma drastica del procedimento di giustizia civile e dalla riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro per alleggerire i costi di produzione. Tutto ciò deve essere accompagnato da una tracciabilità seria dei movimenti monetari altrimenti parleremo sempre del nulla.

martedì 2 settembre 2014

Renzi è ultima spiaggia? Nì

Senza fare tanti giri di parole non ritengo che Renzi sia l'ultima spiaggia. Credo che siamo a corto di spiagge. Non perché non ci siano uomini e donne capaci di essere Statisti ma il consenso chi glielo darebbe? Dare una risposta a questa domanda è molto meno banale di quanto possa sembrare.
Il problema principale risiede nell'humus socio-culturale del corpo elettorale. Ormai in buona parte rinsecchito. Nell'epoca di internet e delle sconfinate possibilità che esso dà di fruire dell'informazione dilaga invece la viralità della disinformazione. Quello italiano è in larga parte un popolo indirizzabile quotidianamente e a piacimento, tanto più in un periodo di vacche magre come questo.

Renzi è l'ultima spiaggia? Comincerei con l'analizzare chi sono i leader degli schieramenti d'opposizione.
Berlusconi. La sua fama lo precede, purtroppo per noi ma non per lui. E' riuscito a dare le colpe al centrosinistra dei provvedimenti non attuati da lui in 3 governi. Con un elettorato attento sarebbe stato impossibile.
Grillo. Ha preso i voti urlando nelle piazze che con il suo Movimento tutti sarebbero andati in pensione a 60 anni e tutti i disoccupati avrebbero percepito 1000€ al mese. Bellissimo. Milioni di persone (quelli che un lavoro ce l'hanno) da tempo percepiscono di meno. Va da sé che sarebbe conveniente essere disoccupati. Poi però non chiedetegli i soldi dove li prendiamo. Ah sì, usciamo dall'Euro tornando alla sovranità sui soldi del Monopoli...

Domanda successiva. Considerato ciò, come pensate si possano fronteggiare due portenti dell'affabulazione come Grillo e Berlusconi in un contesto di scarsa conoscenza tecnica e scarsa coscienza politica del corpo elettorale. Peraltro in una nazione dove la fascia demografica più corposa è quella degli over65 già in pensione?

Renzi non è l'ultima spiaggia. L'ultima spiaggia è il suo antipaticissimo modo di fare. Qualcuno si chiede come Renzi abbia potuto raccogliere tanti voti nell'elettorato storicamente a sinistra. Renzi è stato il voto di protesta contro l'intellettualismo fine a se stesso, e a se stessi. Renzi non considera una iattura governare, decidere, inevitabilmente sbagliare qualche volta. E se qualche duro e puro "comunista", che magari a 45 anni già stava in pensione, considera questo la fine della sinistra, non è poi un gran male.

venerdì 25 luglio 2014

Comincerete mai a verificare le notizie?

Prendiamo ad esempio la storia dell'imposizione dell'infibulazione a tutte le donne del fantomatico califfato islamico. Avete, in buona percentuale condiviso e contribuito a viralizzare l'ennesima fesseria. Stavolta siete parzialmente giustificati dal fatto che la notizia è stata rilanciata dai media di tutti i livelli. Ma l'hanno fatto conoscendo benissimo la propensione che hanno gli utenti a verificare se una notizia sia veritiera o falsa.

E questo accade con qualunque tipo di argomento. Con le questioni serie il problema diventa pesante perché formano anche l'opinione socio-politica dell'individuo, che alla luce di questa credulità esprime il proprio giudizio e voto.

Per la cronaca, la pratica dell'infibulazione rimane molto diffusa e ad attuarla sono spesso le madri. Però non ci sarà il cattivissimo Al Baghdadi ad imporla e ve ne fotterete altamente. Magari preferendo la lotta contro la vivisezione a fini scientifico-sanitari o contro la sovralimentazione delle oche per ottenere il foie gras.